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Sul nostro sito ufficiale , pubblicheremo , la rubrica dal titolo " per una geografia del sud Italia "

A partire dal quest´anno 2015 sul nostro sito ufficiale , pubblicheremo ogni due mesi , la rubrica dal titolo " per una geografia meridionale del Sud Italia"

Gennaio -Febbraio 2015


Dedichiamo la nostra rubrica di questi primi due mesi dell'anno 2015 al grandissimo anzi uno dei piu' importanti Geografi Italiani ....
Ritratto di Giovanni Antonio Rizzi Zannoni



Giovanni Antonio Bartolomeo Rizzi Zannoni (Padova, 2 settembre 1736Napoli, 20 maggio 1814) è stato un cartografo e geografo italiano.


È noto l'atto di battesimo di Giovanni Antonio Bartolomeo, nato da Girolamo Rizzi Zannoni ed Elena Marchiori e battezzato il giorno 9 settembre 1736 a Padova nella parrocchia di San Martino[1]. Fra il 1749 e il 1751 fu allievo di Giovanni Poleni, professore di Astronomia all'Università di Padova.
Dopo aver viaggiato in Italia e all'estero (visitò fra l'altro la Turchia e la Russia) cominciò la sua carriera di cartografo nel 1753 in Polonia, dove era stato chiamato dal re Augusto III: preparò in quell'occasione una carta dell'intera Polonia considerata di gran lunga migliore delle precedenti. Nel 1756 si trasferì in Svezia e in Danimarca dove, nello stesso anno, ricevette l'incarico di misurare geodeticamente i possedimenti danesi della contea di Oldenburg e di Delmenhorst (attualmente in Germania). Nel 1757 andò in Germania, al servizio della Prussia coinvolta allora nella Guerra dei sette anni. Nel corso della battaglia di Roßbach (5 dicembre 1757), nella quale i Prussiani, guidati da Federico il Grande prevalsero sui Francesi, venne preso prigioniero da questi ultimi e inviato a Parigi.
A Parigi, dove rimarrà più di venti anni, Rizzi Zannoni conobbe Ferdinando Galiani, segretario dell'ambasciata napoletana. Questi lo indusse a elaborare, sulle migliori fonti esistenti[2], una carta del reame di Napoli[3]. Cresciuto in autorità, tenne dal 1772 al 1774 l'ufficio di ingegnere idrografo a Parigi.
Tornato a Padova nel 1776, concepì il grandioso disegno di eseguire una carta generale d'Italia su basi astronomico-geodetiche in 15 fogli; non poté essere ultimata che la eccellente "Carta del Padovano co ' suoi fondamenti" (1780), perché nel frattempo Rizzi Zannoni fu chiamato a Napoli per rivedere la carta del 1769. A Napoli, dove giunse nel 1781, Rizzi Zannoni convinse il Ministro degli Affari Esteri e di Casa Reale Marchese Beccadelli della Sambuca, e il Segretario di Guerra, Commercio e Marina, l'ammiraglio John Acton, sulla necessità di metter mano a una carta del tutto nuova, anziché aggiornare la vecchia carta parigina; saranno i due ministri ad assicuragli i finanziamenti iniziali. Fin dall'inizio si ritenne opportuno progettare due distinte opere, una terrestre e l'altra marittima. Il grandioso lavoro durò un trentennio: ne uscì il famoso "Atlante Geografico del Regno di Napoli" in 32 grandi fogli che fu completato nel 1812, due anni prima della morte di Rizzi Zannoni.


Atlante Geografico del Regno di Napoli

 

L’Atlante Geografico del Regno di Napoli (titolo completo: Giovanni Antonio Rizzi Zannoni (autore), Giuseppe Guerra (incisore) Atlante Geografico del Regno di Napoli compito e rettificato sotto i felici auspicj di Giuseppe Napoleone I re di Napoli e di Sicilia, Napoli 1808. L'atlante, in 31 fogli e in scala 1:114.545 (Valerio 1993, p.126), fu completato nel 1812. Il titolo venne modificato nel 1815, al rientro dei Borbone sul trono di Napoli: sostituendo la frase compito e rettificato . . . con delineato per ordine di Ferdinando IV Re delle Due Sicilie. L'opera, in effetti, era stata commissionata nel 1781 da Ferdinando IV di Napoli al geografo padovano Giovanni Antonio Rizzi Zannoni.
Lo scopo del sovrano napoletano era quello di compilare con “nuovi criteri” una rappresentazione cartografica del Regno, che risultasse più esatta della “Carta geografica della Sicilia Prima” pubblicata a Parigi dallo stesso Rizzi Zannoni nel 1769 (Valerio 1993, pp. 73-98).
L'importanza di questo Atlante consiste nell’essere stato il primo tentativo di realizzare per le regioni meridionali una cartografia a grande scala, misurata geodeticamente e rilevata sul terreno non più basata soltanto su elaborazione di precedenti mappe.
L’Atlante geografico del Regno di Napoli, che è una delle più importanti realizzazioni cartografiche nel Settecento italiano, si inquadra in un movimento ideologico e culturale più ampio, facente capo all’abate Ferdinando Galiani, secondo cui la “politica di utilizzazione delle risorse” dovesse essere poggiata su una “capillare conoscenza del territorio”.

Ferdinando Galiani

Ferdinando Galiani, detto l'abate Galiani (Chieti2 dicembre 1728 – Napoli30 ottobre 1787), è stato un economista italiano.

Molto importanti sono stati i contatti col cartografo Giovanni Antonio Rizzi Zannoni. Galiani aveva trovato un gruppo di pergamene, riguardanti il Regno di Napoli e di Sicilia, fatte disegnare da Alfonso I a metà del Quattrocento e poi trasferite inFrancia da Carlo VIII verso la fine di quello stesso secolo, ricavate verosimilmente da rilevazioni censuarie. Queste pergamene, copiate di nascosto dal Galiani, permisero a Rizzi Zanoni di comporre la "Carta Geografica della Sicilia prima o sia Regno di Napoli", in quattro fogli (1769).
Ritratto dell'abate Galiani
Nel 1751 pubblicò il trattato Della Moneta, un'opera in cinque libri in cui, anticipando alcune tesi dell'utilitarismo, enunciò una teoria sul valore economico dei beni individuando una stretta relazione tra quantità e qualità del lavoro, tempi di produzione, utilità e rarità del prodotto.


Tra il 1759 e il 1769 soggiornò a Parigi, dove era stato inviato come segretario d’ambasciata. In Francia iniziò a frequentare i salotti letterari, stringendo rapporti con madame d'Épinay e Denis Diderot e si avvicinò alle teorie fisiocratiche: tuttavia se ne staccò presto e nel 1770 pubblicò Dialoghi sul commercio dei grani in cui, contro un indiscriminato liberismo, sostenne il carattere relativo delle istituzioni economiche e la necessità di considerare le particolarità storiche, sociali e ambientali dei diversi paesi. Il suo spirito impressionò i parigini a tal punto, che Mme. de Choiseul ebbe a dire: "Noi francesi non abbiamo che gli spiccioli dell'esprit, a Napoli hanno i lingotti". Si dice che, tornando in Italia, vide a Pisa il sepolcro dell'Algarotti, su cui era scritto un oraziano "Algarottus, sed non omnis"; disse che gli sembrava un epitaffio più da evirato cantore che da erudito.

Di ritorno a Napoli si dedicò anche agli studi di linguistica (pubblicò nel 1779 un trattato sul dialetto napoletano e un vocabolario del dialetto napoletano, uscito postumo) e scrisse il libretto per l'opera Socrate immaginario, musicato daGiovanni Paisiello. Sono di questo periodo le sue lettere a Mme d'Épinay, che in Francia (ma, chiaramente, non in Italia) si ristampano in continuazione come il miglior esempio di verve e di lepóre epistolare.
Scrisse anche vari opuscoli umoristici, che firmò col nome di Onofrio Galeota, un personaggio molto noto nella Napoli di quegli anni; almeno uno di questi gli è stato attribuito con certezza: Spaventosissima descrizione dello spaventoso spavento che ci spaventò tutti coll'eruzione del Vesuvio.









Gli è stato dedicato un asteroide11958 Galiani.
I dati sottostanti sono forniti dall' (IGM) Istituto Geografico Militare con sede a Firenze sito internet
http://www.igmi.org/ancient/scheda.php?cod=4903
ATLANTE GEOGRAFICO DEL REGNO DI NAPOLI DELINEATO PER ORDINE DI FERDINANDO IV RE DELLE DUE SICILIE &C., &C., DA GIO. ANTONIO RIZZI ZANNONI GEOGRAFO DI SUA MAESTA' E TERMINATO NEL 1808 - QUADRO D'UNIONE.
Descrizione:L'Atlante si compone di 31 tavole, oltre il quadro d'unione, incise su rame da Giuseppe Guerra in Napoli. Esso è basato sui lavori trigonometrici condotti direttamente dal Rizzi Zannoni. Il sistema di proiezione usato è quello del Cassini. L'orografia è rappresentata artisticamente mediante un sistema di ombreggiatura prospettica ottenuta col tratteggio. Questo atlante "costituì un progresso veramente grandissimo nella cartografia del Reame, che per esso veniva ad essere dotato di una rappresentazione a grande scala artistica ed evidente del suo territorio quale nessun'altra parte d'Italia poteva, sino allora, vantare, onde a buon diritto il Rizzi-Zannoni ne riscosse nuova ragione di ammirazione e di plauso". (Cfr. Mori A., La cartografia ufficiale in Italia ecc., 1922, pag. 91.) Una delle copie d'archivio segnate col N°5 reca tracciate a colori le strade costruite, in costruzione, in progetto, e le ferrovie, fino a tutto il 1855 come indicato nella tavola intitolata:"Carta Generale del Regno di Napoli indicante la distribuzione dei fogli sciolti montati su tela. La copia d'archivio N°6 è pure in fogli sciolti ma non montati su tela. Le tre copie inventariate coi N. 49, 49 bis e 49 ter sono rispettivamente in fogli sciolti, fogli su tela a stacchi sotto custodia. I fogli N. 7,8,11,12,16,20 della copia N°49 ter sono in duplicato aggiornati per la rete stradale a tutto il 1855. Annesse la riproduzioni dei fogli 7,8,11,12,15,16 eseguite dall'I.G.M. nel 1930. La copia N°4585 è in fogli montati su tela a stacchi contenuti in busta.
Data:1808Scala:1:126.000Dimensioni:79x55
Tipologia:AtlanteStampa:-Tipo colore:b/n
Appartenenza:Nuovo ArchivioSede:San MarcoCollocazione:
Classificazione:CorograficaN. Copie:3N. Fogli:62 +5
Collezione:-Ordine:28-11N. Inventario:-
Armadio:93Cartella:85Documento:5
Scansione:-Stato:-
Immagini:

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Riguarda:
Nazioni:
Regioni:AbruzziBasilicataCalabriaCampaniaLazioMarche,MolisePugliaSiciliaUmbria.
Province:Ascoli PicenoAvellinoBariBeneventoBrindisi,CampobassoCasertaChietiCosenzaCrotoneFoggia,IserniaL´AquilaLatinaLecceMacerataMateraMessina,NapoliPalermoPerugiaPescaraPotenzaReggio Calabria,RietiRomaSalernoTarantoTeramoTerniVibo Valentia,Viterbo.
Comuni:
Cartografia:


Marzo - aprile 2015

Ippocrate di Coo , il geografo medico e la fortuna di avere nel sud Italy la città Ippocratica per eccellenza e cioe Salerno .

Ippocrate di Coo (o Cos, o Kos) (in greco antico ʽΙπποκράτης, traslitterato in HippokrátēsCoo460 a.C. circa – Larissa,377 a.C. terminus post quem) è stato un medicogeografo e aforista greco antico, considerato il padre della medicina[1][2]. Egli rivoluzionò il concetto di medicina, tradizionalmente associata con la teurgia e la filosofia, stabilendo la medicina come professione.[3][4] In particolare, ebbe il merito di far avanzare lo studio sistematico della medicina clinica, riassumendo le conoscenze mediche delle scuole precedenti, e di descrivere le pratiche per i medici attraverso il Corpus Hippocraticum e altre opere.[3][5]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Eraclide e di Fenarete, Ippocrate proveniva da una famiglia aristocratica con interessi medici, i cui membri erano appartenuti alla corporazione degli Asclepiadi[6]. Il padre, egli stesso medico, affermava di essere un discendente di Asclepio, dio della medicina. Fu il padre, insieme ad Erodico, ad introdurre il giovane Ippocrate all'arte medica. Egli lavorò a Coo, viaggiò molto in Grecia, in particolare Atene. Ma esercitò specialmente nella Grecia settentrionale, in Tracia e aTaso.
Ippocrate viaggiò moltissimo, visitò tutta la Grecia ed arrivò persino in Egitto e in Libia. Alla sua epoca l'Egitto era il paese ritenuto più avanzato nella cultura scientifica e tecnologica, nonché nell'aritmetica e nella geometria. Quasi tutti i medici laici viaggiavano molto per curare i malati e studiare le metodologie di cura.
Acquisì grande fama contribuendo a vincere la peste di Atene (429 a.C.) e soprattutto insegnando. Fondò una scuola medica e scrisse una settantina di opere, raccolte nel Corpus Hippocraticum[7].
Ippocrate ebbe due figli: Tessalo e Dracone I.

Incendio del tempio di Asclepio[modifica | modifica wikitesto]

L'unico episodio controverso nella vita di Ippocrate fu il presunto incendio del Tempio di Asclepio[6]. In occasione di questa sciagura, narra la leggenda, alcune persone testimoniarono di aver visto il medico uscire dal tempio con le tavolette delle divinità. Quelli che osteggiavano le sue teorie l'accusavano di aver trafugato gli scritti. La maggior parte dei suoi concittadini però interpretarono diversamente la vicenda, sostenendo che Ippocrate, incarnazione del dio, salvò le tavole sacre.

Pensiero[modifica | modifica wikitesto]

Ippocrate introdusse il concetto innovativo secondo cui la malattia e la salute di una persona dipendono da circostanze umane della persona stessa, non da superiori interventi divini; egli fu anche il primo a studiare l'anatomia e la patologia (per farlo applicò la dissezione sui cadaveri).
Ippocrate inventò la cartella clinica, teorizzò la necessità di osservare i pazienti prendendone in considerazione l'aspetto ed i sintomi e introdusse per primo i concetti di diagnosi e prognosi[8]. Egli credeva infatti che solo la considerazione dello stile di vita del malato permetteva di comprendere e sconfiggere la malattia da cui era affetto. Se tale prospettiva è tutt'oggi tipica della pratica medica, la ricchezza degli elementi che Ippocrate chiama in causa (dietetici, atmosferici, psicologici, perfino sociali) suggerisce un'ampiezza di vedute che raramente sarà in seguito praticata. Ma la necessità di una considerazione globale valeva anche in senso inverso: ogni elemento nella natura umana aveva ripercussioni sull'esistenza.
Tale innovazione appare chiara soprattutto a partire dalle osservazioni che Ippocrate rivolge all'indirizzo della scuola di Cnido. Questa, sotto l'influenza delle prime osservazioni scientifiche compiute in area ionica (TaleteAnassimandro) aveva rafforzato lo spirito di osservazione tipico dei primi medici itineranti greci, nominati nei poemi omerici. Da una parte Ippocrate ha grande stima di tale approccio sperimentale, ritenendo che grazie ad esso la verità potrà, gradualmente, essere scoperta; dall'altra parte egli critica il fatto che le osservazioni empiriche non siano inserite in un quadro scientifico complessivo, che metta ordine nell'infinita varietà dei fenomeni con i quali il medico si deve confrontare. Solo questa conoscenza di tipo universale rende il medico veramente tale.
Ippocrate valorizza il dialogo tra medico e paziente. "Se ti udrà un medico di schiavi, ti rimprovererà: "Ma così tu rendi medico il tuo paziente!" proprio così dovrà dirti, se sei un bravo medico" Il concetto è chiaro. La citazione, tratta da Paideia di Werner Jaeger (traduzione La Nuova Italia), è fatta a memoria.

Teoria degli umori[modifica | modifica wikitesto]

Ippocrate sostenne la "teoria umorale"[9]. Il nostro corpo sarebbe governato da quattro umori: (sanguebile giallabile neraflegma). Essi condurrebbero alla salute (crasi) nel caso in cui siano in equilibrio, alla malattia nel caso opposto. La teoria è espressa nel De Natura hominis del suo discepolo Probo.
A lui si deve l'importanza del concetto di dieta e alimentazione all'interno della dottrina degli umori e la coniugazione di medicina e chirurgia (ad esempio mediante purghe e salassi).
Ancor'oggi alcune malattie portano il suo nome, come le dita ippocratiche, o a bacchetta di tamburo, e la faccia ippocratica, tipica delle condizioni di sofferenza e indebolimento, ad es. nella peritonite.

Etica del medico[modifica | modifica wikitesto]

Se da una parte la mancanza di qualsiasi vincolo legislativo aveva reso possibile lo sviluppo rapido della ricerca medica, d'altra parte essa spostava la riflessione anche sui doveri morali del medico[6]. In diversi passi delle opere di Ippocrate egli insiste sull'esigenza che il medico conduca una vita regolare e riservata, non speculi sulle malattie dei pazienti ma anzi li curi gratuitamente se bisognosi, stabilisca un legame di sincerità con i malati. Il testo più celebre che codifica l'etica medica è però il giuramento (ancor oggi in uso), in cui vengono enumerati i princìpi fondamentali che deve seguire chi esercita questa professione: diffusione responsabile del sapere, impegno a favore della vita, senso del proprio limite, rettitudine e segreto professionale.

Teoria umorale

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
La teoria umorale,[1][2] concepita da Ippocrate di Coo, rappresenta il più antico tentativo, nel mondo occidentale, di ipotizzare una spiegazione eziologicadell'insorgenza delle malattie, superando la concezione superstiziosa, magica o religiosa.
Nel VI secolo a.C. Anassimene di Mileto aveva introdotto nel pensiero greco la teoria dei quattro elementi fondamentali (ariaacquafuoco e terra) che costituiscono la realtà. Un secolo più tardi Empedocle diede corpo a questa teoria, sostenendo che la realtà che ci circonda, caratterizzata dalla mutevolezza, è composta da elementi immutabili, da lui nominati radici. Ogni radice possiede una coppia di attributi: il fuoco è caldo e secco; l'acqua fredda e umida; la terra fredda e secca; l'aria calda e umida.

I quattro elementi fondamentali della filosofia antica, che funsero da base per lo sviluppo della teoria umorale.

Ippocrate[modifica | modifica wikitesto]

Ippocrate tentò di applicare tale teoria alla natura umana, definendo l'esistenza di quattro umori base, ovvero bile nerabile giallaflegma ed infine il sangue (umore rosso). La terra corrisponderebbe alla bile nera (o atrabile, in greco Melàine Chole) che ha sede nella milza, il fuoco corrisponderebbe alla bile gialla (detta anche collera) che ha sede nel fegato, l'acqua alla flemma (o flegma) che ha sede nella testa, l'aria al sangue la cui sede è il cuore.[3] A questi corrispondono quattrotemperamenti (flegmatico, melanconico, collerico e sanguigno), quattro qualità elementari (freddo, caldo, secco, umido), quattro stagioni (primavera, estate, autunno ed inverno) e quattro stagioni della vita (infanzia, giovinezza, maturità e vecchiaia). Il buon funzionamento dell'organismo dipenderebbe dall'equilibrio degli elementi, definito eucrasia, mentre il prevalere dell'uno o dell'altro causerebbe la malattia ovvero discrasia.
Oltre ad essere una teoria eziologica della malattia, la teoria umorale è anche una teoria della personalità: la predisposizione all'eccesso di uno dei quattro umori definirebbe un carattere, un temperamento e insieme una costituzione fisica dettacomplessione:
  • il malinconico, con eccesso di bile nera, è magro, debole, pallido, avaro, triste;
  • il collerico, con eccesso di bile gialla, è magro, asciutto, di bel colore, irascibile, permaloso, furbo, generoso e superbo;
  • il flemmatico, con eccesso di flegma, è beato, lento, pigro, sereno e talentuoso;
  • il tipo sanguigno, con eccesso di sangue, è rubicondo, gioviale, allegro, goloso e dedito ad una sessualità giocosa.

Galeno

L'infinita possibilità che gli elementi hanno di combinarsi fra loro è all'origine degli infiniti caratteri riscontrabili nella natura umana. Gli umori, inoltre, sono soggetti a prevalere o a diminuire a seconda dei momenti della giornata, delle stagioni e delle età della vita. Il sangue, ad esempio, prevale in primavera, la bile gialla in estate, la flemma in autunno e la bile nera in inverno.
Galeno (131-201) ampliò tentando di corroborare la teoria umorale attraverso studi scientifici basati sulla dissezione di animali e sull'osservazione di cadaveri morti di morte violenta (ad esempio in battaglia). Egli sosteneva che principio fondamentale di vita era pneuma (aria, alito, spirito), corrispondente al sangue. Pertanto il cuore, essendone la sede, doveva essere la sede della vita e dello spirito (ciò che più tardi si chiamerà anima). Riflettendo sulla bile nera affermò che la separazione di questa nel corpo, l'«umor melancolico», può causare la melancolia, l'antrace o l'elefantiasi.
Fu artefice di un clamoroso errore: ritenne completamente separate la circolazione del sangue arterioso e di quello venoso e proclamò che i salassi, asportando l'eccesso di sangue, erano in grado di riequilibrare gli umori.

Cosa resta della teoria umorale

« La dottrina umorale benché abbia esercitato un’influenza prolungata sulla medicina e sulla concezione dell’uomo è la parte più caduca dell’eredità ippocratica. Basti dire che non esisteva una teoria umorale condivisa da tutti i medici ippocratici ma che la loro diversità d’opinione sul numero e sulla natura degli umori che costituivano la natura dell’uomo era uguale alla diversità delle opinioni dei filosofi presocratici sugli elementi costitutivi dell’universo. Nella patologia umorale, due, bile e flegma, hanno un ruolo essenziale in molti trattati. Ma la teoria associata al nome di Ippocrate è quella dei quattro umori: sangue, flegma, bile gialla e bile nera che in realtà è dovuta al suo discepolo Polibio[4][5] »
Persino nel Seicento, in Paesi come l'Inghilterra, la teoria umorale era ancora in voga. Molti pazienti con sintomi riconducibili a quelli indicati da Ippocrate, venivano curati cercando di far bilanciare la presenza dei quattro umori nel corpo. A tale scopo era stata inventata addirittura una "sedia rotante" su cui veniva fatto salire il paziente; questa sedia era in grado di ruotare ad alta velocità, in modo che alla fine del "trattamento" il paziente si trovasse con gli umori mescolati e quindi nuovamente bilanciati.
Sebbene la scienza moderna abbia completamente smentito le teorie di Ippocrate e dei suoi seguaci, esse furono dominanti fino al Rinascimento.

Melancolía 001
Di questa egemonia sopravvivono ampie tracce nel linguaggio moderno: il cuore è comunemente indicato come la sede dei sentimenti e in particolare dell'amore che, poeticamente, è "alito di vita"; melancolia è un sentimento di tristezza ma anche una grave forma di depressione; collera e flemma descrivono ancora oggi irascibilità e pigrizia; il collerico "si rode il fegato" oppure "è giallo dalla rabbia" (l'ittero è sintomo di malattia epatica caratterizzata dalla colorazione giallognola). Influenze della teoria umorale e della teoria dei quattro elementi sono tuttora presenti in varie forme di medicina alternativa come ad esempio la medicina naturopatica.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Galeno, Trattato sulla bile nera, a cura di Franco Voltaggio, Nino Aragno Editore, 2003.
  • Raymond KlibanskyErwin Panofsky e Fritz SaxlSaturno e la melanconia, Torino, Einaudi, 1983 (2002 ultima edizione).

Scuola Medica Salernitana

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La scuola medica in una miniatura del Canone di Avicenna
(LA)
« Si tibi deficiant medici,
medici tibi fiant haec tria:
mens laeta, requies, moderata diaeta. »
(IT)
« Se ti mancano i medici,
siano per te medici queste tre cose:
l'animo lieto, la quiete e la moderata dieta. »
(Scuola Medica Salernitana, Regimen Sanitatis Salernitanum)
« Perché il sonno ti sia lieve / la tua cena sarà breve.
Se gli umor serbar vuoi sani / lava spesso le tue mani.
Se non hai medici appresso / farai medici a te stesso / questi tre: anima lieta / dolce requie e sobria dieta »
(L'Ora di Storia 1)
La Scuola Medica Salernitana è stata la prima e più importante istituzione medica d'Europa nel Medioevo (XI secolo); come tale è considerata da molti come l'antesignana delle moderne università.[1][2][3][4]

I fondamenti e l'importanza della scuola[modifica | modifica wikitesto]

La Scuola si fondava sulla sintesi della tradizione greco-latina completata da nozioni provenienti dalle culture araba ed ebraica. Essa rappresenta un momento fondamentale nella storia della medicina per le innovazioni che introduce nel metodo e nell'impostazione della profilassi. L'approccio era basato fondamentalmente sulla pratica e sull'esperienza che ne derivava, aprendo così la strada al metodo empirico e alla cultura della prevenzione[5].
Di particolare importanza, dal punto di vista culturale, è anche il ruolo svolto dalle donne nella pratica e nell'insegnamento della medicina. Le donne che insegnarono e operarono nella scuola divennero famose col nome di Mulieres Salernitanae[2].

Princìpi e metodo

Le basi teoriche erano costituite dal sistema degli umori elaborato da Ippocrate e Galeno, tuttavia il vero e proprio bagaglio scientifico era costituito dall'esperienza maturata nella quotidiana attività di assistenza ai malati. Con la traduzione dei testi arabi, si aggiunse a questa esperienza una vasta cultura fitoterapica efarmacologica[5][6].

La leggenda della fondazione[modifica | modifica wikitesto]


L'acquedotto medioevale di Salerno
La fondazione della scuola risale all'Alto Medioevo e non vi è nessun documento che possa certificare con precisione una data di riferimento. La tradizione tuttavia lega la nascita della scuola all'evento narrato da una leggenda.
Si racconta che un pellegrino greco di nome Pontus si fermò nella città di Salerno e trovò rifugio per la notte sotto gli archi dell'antico acquedotto dell'Arce. Scoppiò un temporale e un altro viandante malandato si riparò nello stesso luogo, si trattava del latino Salernus; costui era ferito e il greco, dapprima sospettoso, si avvicinò per osservare da vicino le medicazioni che il latino praticava alla sua ferita. Nel frattempo erano giunti altri due viandanti, l'ebreo Helinus e l'arabo Abdela. Anche essi si dimostrarono interessati alla ferita e alla fine si scoprì che tutti e quattro si occupavano di medicina. Decisero allora di creare un sodalizio e di dare vita a una scuola dove le loro conoscenze potessero essere raccolte e divulgate.

La storia[modifica | modifica wikitesto]

« Sono altre quattro le città preminenti, Parigi nelle scienze, Salerno nelle medicine, Bologna nelle leggi, Orleans nelle arti attoriali »
(Tommaso d'Aquino)
Nella storia della Scuola Medica si possono distinguere tre periodi:

IX-X secolo[modifica | modifica wikitesto]

Le origini della Scuola dovrebbero risalire al IX-X secolo, anche se su questo primo periodo la documentazione è piuttosto scarsa. Poco si sa della natura, laica o monastica, dei medici che ne facevano parte e non è chiaro se la Scuola avesse già un'organizzazione istituzionalizzata.
Fin dal IX secolo vi era a Salerno una grande cultura giuridica nonché l'esistenza di maestri laici e di una scuola ecclesiastica. Accanto ai maestri del diritto vi erano però anche quelli che curavano il corpo e insegnavano i dogmi dell'arte della salute. I nomi di questi medici partono dalla seconda metà dell'VIII secolo quandoArechi II fissò la sua dimora a Salerno fino all'XI secolo quando il nome di questa città si diffuse in Europa. La venuta a Salerno di Adalberone di Laon, nel 984 per curarsi, ci fa capire la fama dei medici di Salerno[7].
Di sicuro è noto che nel X secolo la città di Salerno era già molto famosa per il clima salubre e la sapienza dei suoi medici. Di essi si racconta che «erano privi di cultura letteraria, ma forniti di grande esperienza e di un talento innato»[5]. Infatti in questo periodo la natura degli insegnamenti era fondamentalmente pratica e le nozioni venivano tramandate oralmente.

XI-XIII secolo[modifica | modifica wikitesto]

La posizione geografica ebbe sicuramente un ruolo fondamentale nella crescita della Scuola: Salerno, porto al centro delMediterraneo, subisce e metabolizza gli influssi della cultura araba e greco-bizantina. Dal mare arrivano i libri di Avicenna eAverroè, e dal mare giunge a Salerno anche il medico cartaginese Costantino l'Africano (ossia dell'Ifrīqiya) che visse nella città per diversi anni e tradusse dall'arabo molti testi: gli Aphorisma e i Prognostica di IppocrateTegni e Megategni diGaleno, il Kitāb-al-malikī (ossia "Liber Regius", o Pantegni) di Alī ibn ˁAbbās (Haliy Abbas), il Viaticum di al-Jazzār (Algizar), ilLiber divisionum e il Liber experimentorum di Rhazes (Razī), il Liber dietorum, il Liber urinarium e il Liber febrium di Isaac Israeli il Vecchio (Isaac Iudaeus)
Sotto questa spinta culturale si riscoprono le opere classiche a lungo dimenticate nei monasteri. Grazie alla Scuola Medica, la medicina fu la prima disciplina scientifica a uscire dalle abbazie per confrontarsi di nuovo con il mondo e la pratica sperimentale.
A tale proposito notevole importanza ebbero i monaci: i monasteri di Salerno e della vicina Badia di Cava dovevano avere una certa importanza nella geografia benedettina, infatti notiamo nella città nell'XI secolo la presenza di tre importanti personaggi di quest'ordine: il papa Gregorio VII, l'abate di Montecassino Desiderio (futuro papa Vittore III) e il vescovo Alfano I[6].
In questo contesto la Scuola di Salerno cresce e si sviluppa fino a raggiungere il massimo del suo splendore tra il X e il XIII secolo. A quell'epoca giungevano alla "Schola Salerni" persone provenienti da tutta Europa, sia ammalati che speravano di essere guariti, sia studenti che volevano apprendere l'arte della medicina. Il prestigio dei medici di Salerno è largamente testimoniato dalle cronache dell'epoca e dai numerosi manoscritti conservati nelle maggiori biblioteche europee.
Nel 1231 l'autorità della scuola veniva sancita dall'imperatore Federico II: nella sua Costituzione di Melfi si stabiliva che l'attività di medico poteva essere svolta solo da dottori in possesso di diploma rilasciato dalla Scuola Medica Salernitana. Nel 1280 Carlo II d'Angiò approvò il primo statuto in cui la Scuola veniva riconosciuta come Studium generale in medicina.[6].

XIV-XIX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Con la nascita dell'Università di Napoli, la Scuola cominciò a perdere via via importanza. Col tempo il suo prestigio fu oscurato da quello di università più giovani:MontpellierPadova e Bologna in primo luogo. L'istituzione salernitana tuttavia rimase in vita per diversi secoli finché, il 29 novembre 1811, fu soppressa daGioacchino Murat in occasione della riorganizzazione dell'istruzione pubblica nel Regno di Napoli. L'ultima sede fu il Palazzo Copeta.
Le rimanenti "Cattedre di Medicina e Diritto" della Scuola Medica Salernitana operarono nel "Convitto nazionale Tasso" di Salerno per un cinquantennio, dal 1811fino alla loro chiusura nel 1861, avvenuta per ordine di Francesco De Sanctis, ministro del neonato Regno d'Italia.

Sedi[modifica | modifica wikitesto]

La scuola, nonostante ci siano al riguardo notizie non suffragate da riscontri documentari, ha avuto varie sedi per l'insegnamento e il conferimento delle lauree. Secondo l'illustre storico salernitano Riccardo Avallone, le sedi d'insegnamento, in ordine cronologico e spesso in contemporaneità, furono: la reggia di Arechi o le sue adiacenze; la cappella superiore e inferiore di S. Caterina, nell'atrio e ai piedi della scalinata marmorea del duomo (le odierne sale San Tommaso e San Lazzaro).
A causa dell'inagibilità della cappella di S. Caterina, la principale sede della scuola fu in seguito il palazzo dell'antica pretura, ubicato in via Trotula de Ruggiero. L'ultima sede della scuola fu l'ex seminario arcivescovile.

La nuova facoltà di Medicina[modifica | modifica wikitesto]

Il 18 ottobre 2005, il ministro dell'istruzione Moratti, il presidente della Regione Bassolino, il presidente della Provincia Villani, il sindaco di Salerno De Biase e il rettore Pasquino hanno firmato il protocollo d'intesa per l'istituzione della facoltà di medicina nell'Università di Salerno.
La nuova facoltà si pone come continuazione ideale della millenaria tradizione della Scuola Medica Salernitana.

Istituto Europeo di Ricerche Biomediche[modifica | modifica wikitesto]

Il 14 settembre 2012 viene inaugurato l’EBRIS (Istituto Europeo di Ricerche Biomediche di Salerno) nei locali del recuperato Convento di San Nicola della Palma, in via De' Renzi. L'Istituto, guidato dal professore Alessio Fasano, ed affiancato dal Massachusetts General Hospital, avrà lo scopo principale di ricercare nuove cure per la celiachia e vari disturbi alimentari. A maggio 2014 l'istituto non ha ancora iniziato l'attività di ricerca.[8]

L'Istituzione dell'Azienda Universitaria-Ospedaliera[modifica | modifica wikitesto]

L'ordinamento[modifica | modifica wikitesto]

Il curriculum studiorum era costituito da:
  • 3 anni di logica;
  • 5 anni di medicina (comprese chirurgia e anatomia);
  • 1 anno di pratica con un medico anziano;
Era inoltre prevista, ogni 5 anni, l'autopsia di un corpo umano.
Da notare che nella Scuola, oltre all'insegnamento della medicina (dove le donne erano ammesse sia come insegnanti che come studenti), si tenevano anche corsi di filosofiateologia e legge ed è per questo che alcuni la considerano anche come la prima università mai fondata. Si badi bene, però: non fu mai chiamata "università", giacché fu proprio con la scuola salernitana che nacque la parola.

Materie di insegnamento[modifica | modifica wikitesto]

Le materie di insegnamento nella Scuola medica salernitana sono a noi note attraverso uno speciale statuto. I docenti della scuola distinguevano la medicina in teoria e pratica. La prima dava gli insegnamenti necessari per conoscere le strutture del corpo, le parti che lo compongono, le loro qualità, la seconda dettava i mezzi per conservare la salute e per combattere le malattie. E, in conformità di tutte le scuole, che anche a Salerno seguirono, i dogmi della medicina i quali avevano il loro fondamento nei principi di Ippocrate e Galeno, che costituiscono le basi dell'insegnamento medico. I testi più antichi dei maestri di Salerno non si discostano da questa tradizione. Il water è stato una loro invenzione medica per l'intestino.
Testi antichi ci informano della diffusione in regioni lontane delle dottrine mediche salernitane. Siffatti cimeli sono compresi in un codice che è conservato nella Capitolare di Modena proveniente dall'abbazia di Nonantola. L'esistenza di tali documenti, mentre ci conferma l'antichità dell'insegnamento medico a Salerno, d'altra parte ci dà la prova che la tradizione della cultura latina non si era spenta e centro di diffusione di essa era Salerno.
Riguardo poi, alla filosofia aveva un dominio assoluto Aristotele. La Scuola, immobilizzata nelle sue teorie, nacque ippocratica e morì tale, senza seguire le nuove correnti mediche e filosofiche, che avevano portato un profondo rinnovamento nel campo scientifico. Le lezioni consistevano nell'interpretazione dei testi dell'antica medicina. Ma mentre la medicina, procedeva lenta, in Salerno una nuova arte si affacciava nel campo scientifico. Questa arte è la chirurgia che per prima in Salerno si eleva alla dignità di una vera e propria scienza per opera di Ruggiero di Fugaldo. Egli scrive il primo trattato di chirurgia nazionale che trova la sua diffusione in tutta Europa. Perciò fin dal XII secolo Salerno era meta di studenti stranieri specialmente tedeschi. Ma con la diffusione dei libri arabi, l'influenza scientifica della scuola, che si riteneva attaccata alle tradizioni latine andò diminuendo, mentre nelle principali università dell'Italia Settentrionale ebbero notevole sviluppo le dottrine arabe. Di queste era un seguace e divulgatore un alunno della scuola di Salerno, Bruno da Longobucco.

Almo Collegio Salernitano[modifica | modifica wikitesto]

Il Collegio Medico era un corpo accademico indipendente della Scuola. Esso aveva lo scopo di sottoporre gli scolari che avevano compiuto gli anni di studio richiesti a un rigoroso esame per ottenere il privilegio dottorale, non solo per esercitare la medicina ma anche per insegnare.
Il Collegio Medico era un'organizzazione professionale per la difesa dei propri interessi e della propria dignità e anche per porre un freno all'opera nefasta dei medicastri.
Il primo atto sovrano che convalidò le prerogative del Collegio dando il riconoscimento giuridico ai titoli accademici da esso rilasciati, risale all'imperatore Federico IInel 1200. Tutti i medici della città erano Alunni e anche essi gradualmente avevano il diritto di entrare nel Collegio. Per consuetudine la funzione del conferimento delle lauree si svolgeva nella Chiesa di San Pietro a Corte, o in San Matteo o nella Cappella di Santa Caterina.
Ma all'inizio dell'anno 1000 il conferimento ebbe luogo nel palazzo di città. Il giuramento rappresentava la più alta concezione morale della funzione del medico, il quale giurava di porgere il suo aiuto al povero senza chiedere nulla e nello stesso tempo era una sublime affermazione dinanzi a Dio e agli uomini di serbare una vita onesta e severità di costumi. Per conseguire la licenza all'esercizio della farmacia, cioè in arte aromatariae si richiedevano al candidato qualità morali spiccatissime, onestà e illibatezza di costumi, qualità queste che la Scuola tenne sommamente in pregio. I diplomi di laurea molto spesso rappresentavano la manifestazione più evidente dei sentimenti religiosi dei giovani, che conseguirono il titolo di dottorale in Salerno. L'autenticità dei privilegi dottorali era attestato dal notaio. Il privilegio dottorale, rilasciato dal Collegio di Salerno, aveva valore dovunque il laureato in Salerno si presentasse per predicare l'esercizio professionale. Nei privilegi dottorali non solo era segnata la data in cui il candidato aveva sostenuto l'esame ma anche l'anno del pontificato di chi era stato elevato al seggio pontificio. Il calendario civile, variava secondo i diversi stati ma non variava ovviamente l'anno di elevazione al pontificato. Onde per la stessa universalità della Chiesa cattolica era logico che si tenesse in conto l'anno di riferimento del pontificato, tanto più che il privilegio assai spesso era destinato ad assicurare la capacità scientifica del laureato in paesi stranieri. Ai diplomi non mancava mai il sigillo del Collegio in ceralacca. In questi sigilli di forma circolare è ben visibile nel mezzo lo stemma della città rappresentato dal patrono San Matteo in atto di scrivere il Vangelo.

I docenti della scuola[modifica | modifica wikitesto]

Occorre fare una distinzione tra il medicus e il medicus et clericus perché segnano due periodi distinti della medicina salernitana. Il medicus rappresenta le origini in cui l'arte è empirismo ed egli ricorre a espedienti per porgere aiuto al sofferente. Il medicus et clericus si distingue per la conoscenza dell'arte e per dottrina perciò è un dotto. Con Garioponto (che esamina gli antichi scrittori latini prendendo Ippocrate e Galeno a modello) la medicina salernitana comincia il suo periodo aureo. Con Garioponto vediamo la per la prima volta una donna, la famosa Trotula de Ruggiero che ascende agli onori della cattedra, detta preziosi dogmi di medicina e dà istruzioni per le partorienti. All'inizio dell'anno mille a Salerno c'era una scuola ben ordinata la quale sorse per opera di cultori delle discipline mediche. Si ritiene che l'epoca della fondazione della scuola risalga alla comparsa della Societas forse intorno alla prima metà dell'XI secolo. La prima costituzione della Societas si formò per opera di quei jatrophisici, che presero sede sul colle Bonae diei e Salernitam Scholam scripsere. Furono essi che gettarono le basi di quella scuola e di essa tramandarono il ricordo dettando il Flos medicinae, monumento di grandezza e di pietà che parla al popolo con la parola del cuore e a esso corre incontro per dargli il farmaco che lo sollevi.
L'insegnamento della medicina a Salerno nel Medioevo era esercitata da privati docenti cui veniva dato l'appellativo di medici. All'epoca scarso era il numero dei medici e molti erano avviati all'arte salutare per tradizione di famiglia e ciò perdurò per varie generazioni. La Schola era un istituto con un'organizzazione indipendente, costituita da insegnanti con particolari meriti e di essa era responsabile il Praeses. Fu titolo di merito l'anzianità quando fu creato il Prior come suprema dignità del Collegio. Ma il Praeses non aveva nulla in comune col Prior poiché la sua autorità si svolgeva nell'ambito del collegio sorto più tardi. La Scuola medica salernitana può contare numerosi maestri. Le dottrine mediche diffuse da Garioponto e dai suoi contemporanei non si estinsero con essi; altri maestri seguirono le loro orme. Nella seconda metà del XII secolo tre illustri maestri onorarono i loro predecessori: maestro Salerno, Matteo Plateario junior e Musandino. Notevoli furono del maestro Salerno le sue Tabulae Salernitanae in cui riunì i semplici secondo le loro virtù, Il Compendium che completa le Tabulae e forma con esse un trattato di terapia generale e di preparazione dei farmaci. Matteo Plateario junior apparteneva a una famiglia di insigni cultori dell'arte medica. Nelle sueGlosse Plateario junior descrive piante e dà cognizioni intorno alla sofisticazione di vari prodotti medicinali. Musandino è il celebre maestro, il Praeses, la somma autorità di quel consesso di dotti, destinati a divulgare i dogmi della medicina. Un eminente figura di prelato, ben degno di stare accanto all'Arcivescovo Alfano, fuRomualdo II Guarna che ebbe una speciale predilezione per l'arte medica. Egli fu chiamato due volte al capezzale di Guglielmo I di Sicilia. Un altro maestro tenuto in gran conto dalla regina Giovanna II di Napoli fu Antonio Solimena che fiorì alla fine del XIV secolo. Egli si distinse per la sua dottrina e per le grandi prove da lui date di sapere. Perciò egli fu elevato all'alto ufficio di Maestro Razionale della Magna Curia. Altra figura nobilissima di patriota e di scienziato fu Giovanni da Procida. Non mancano nei secoli precedenti maestri salernitani che prestarono la loro opera a operazioni belliche. A servizio dell'esercito di Roberto d'Angiò, duca di Calabria, operante in Sicilia nel 1299 si trovano Bartolomeo de Vallona e Filippo Fundacario. Molte opere di maestri salernitani andarono perse. Ai maestri della scuola spetta il grande merito di aver dettato per la prima volta le norme che il medico deve seguire, quando egli si trova presso il letto del malato. Esse sono un documento prezioso, da cui si rivela quanta importanza quei maestri attribuissero alla missione del medico e quale fosse il loro spirito di osservazione e la profonda conoscenza del corpo umano.

Il Regimen Sanitatis Salernitanum[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.pngPer approfondire, vedi Regimen Sanitatis Salernitanum.
È il trattato più famoso prodotto dalla scuola; l'opera, in versi latini, risulta essere una raccolta di norme igieniche, poste a fondamento della sua dottrina.

Medici celebri e personalità legate alla Scuola[modifica | modifica wikitesto]


Matteo Silvatico con i suoi allievi

Celebrazioni e iniziative[modifica | modifica wikitesto]


Il Francobollo celebrativo

Leggende[modifica | modifica wikitesto]

Oltre a quella già citata dell'incontro dei Fondatori, numerose sono le leggende che ruotano attorno alla Scuola o i suoi medici.

Leggenda del Povero Enrico[modifica | modifica wikitesto]

Una delle più celebri è la cosiddetta Leggenda del Povero Enrico, tramandata dai menestrelli tedeschi medievali e "riscoperta" da Longfellow nell'Ottocento. Enrico, principe di Germania, era un giovane splendido e forte, fidanzato con la giovane principessa Elsie. Un giorno, però, egli fu colpito dalla lebbra e cominciò a deperire rapidamente, tanto che i sudditi, vedendolo ormai destinato a morte certa, lo ribattezzarono "il Povero Enrico". Il principe, una notte, ebbe un sogno: il diavolo in persona gli suggerì di andare a farsi curare dai medici salernitani, riferendogli che sarebbe guarito solo se avesse fatto un bagno nel sangue di una giovane vergine che fosse morta per lui volontariamente. Nonostante Elsie si fosse immediatamente proposta per l'orrendo sacrificio, Enrico rifiutò sdegnato, preferendo ascoltare il parere dei medici. Dopo un lungo viaggio, tutta la corte arrivò a Salerno ed Enrico, prima di presentarsi alla Scuola Medica, volle recarsi in Cattedrale per pregare sulla tomba di San Matteo. Qui, in preda a una visione, si ritrovò miracolosamente guarito dal male, e sposò Elsie sullo stesso altare del Santo.

Leggenda di Roberto e Sibilla[modifica | modifica wikitesto]

Altra tradizione è quella della Leggenda di Roberto di Normandia e Sibilla da ConversanoRoberto di Normandia, durante le crociate, fu colpito da una frecciaavvelenata. Poiché le sue condizioni erano parse subito gravi, egli, di ritorno in Inghilterra, si fermò a Salerno per consultare i medici, il cui responso fu drastico: l'unico modo per salvargli la vita era quello di succhiargli via il veleno dalla ferita, ma chi l'avrebbe fatto sarebbe morto al suo posto. Roberto respinse tutti, preferendo morire, ma durante la notte sua moglie Sibilla da Conversano gli succhiò il veleno, morendo così per il suo amato sposo. Questa leggenda è raffigurata in una miniatura sulla copertina del Canone di Avicenna, in cui si vede Roberto con la sua corte che, alle porte della città, saluta e ringrazia i medici, mentre sullo sfondo le navi sono pronte a partire; sulla sinistra, altri quattro medici si occupano di Sibilla, riconoscibile dalla corona, avvizzita dal veleno.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ The subversion of Australian universities, edited by John Biggs and Richard Davis, 2002, pag. 20 The concept of a university
  2. ^ a b Enciclopedia Britannica - storia della medicina
  3. ^ (ENUniversity su britannica.com
  4. ^ (ENUniversity of Salerno su britannica.com
  5. ^ a b c Premessa storica di Cecilia Gatto Trocchi alla "Regola sanitaria Salernitana", Newton Compton, Roma 1993
  6. ^ a b c Museo Virtuale della Scuola Medica
  7. ^ Ugo di Falvigny, Chronicon Virdunensis seu Flaviniacense.
  8. ^ Gianfranco Martana, L’istituto Ebris e quella sede ancora vuota in La Città di Salerno, 1º maggio 2014. URL consultato il 25 giugno 2014.
  9. ^ Facoltà di Medicina, firmato il decreto Dal governo l'ok all'Azienda universitaria - Corriere del Mezzogiorno

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • La regola sanitaria salernitana, premessa storica di Cecilia Gatto Trocchi, introd. di Roberto Michele Suozzi, Roma, Newton Compton, 1993, ISBN 88-7983-006-6
  • La scuola medica salernitana e i suoi mestieri, Andrea Sinno, a cura di Marcello Napoli, Avellino, Edizioni Ripostes, 2002
  • Trotula: un compendio medievale di medicina delle donne, a cura di Monica H. Green; traduzione italiana di Valentina Brancone, Firenze, SISMEL - Edizioni del Galluzzo, 2009
  • Fiore di Medicina ovvero Regola Sanitaria Salernitana, premessa, traduzione, note a cura di Gianfranco Lotti e Ilaria Lotti Peyron, Genova, Il Nuovo Melangolo, 2013.

MESE DI GIUGNO - LUGLIO 2015 IL PRESIDENTE DELL' ASSOCIAZIONE GEOGRAFICA DI NAPOLI A DOMARO , COMUNE TRENTINO CHE ACCOGLIE I RITIRI DEL CALCIO NAPOLI . 

ADRIANO LA FEMINA COMUNICA : 
Incontro col sindaco di Dimaro per renderlo socio onorario dell' ass.geografica di Napoli e sara mio dovere per luglio rappresentare questo comune nella cartografia antica con un progetto una mia nuova pubblicazione già elaborata e redatta costodita già' nella biblioteca locale ! Al lavoro sara presente anche il presidente del Napoli de laurentis come stabilito !
 — con Arturo Porpora e Bruno Di Lorenzo.







7 minuti fa
Io e il Prof. Bellavita oggi abbiamo effettuato un costruttivo incontro con il Sindaco di Dimaro sede dei ritiri del calcio Napoli . Oltre al piacere di collaborare con questo comune della Val di Sole , abbiamo come ente elaborato un lavoro dal titolo "DIMARO NELLA CARTOGRAFIA DEGLI ISTITUTI TOPOGRAFICI E GEOGRAFICI DELL' ITALIA PRE UNITARIA E POST UNITARIA " con la seguente prefazione : " Dimaro che accoglie il calore estivo del popolo partenopeo , sa tingersi di napoletanità grazie all' ospitalità dei suoi suggestivi luoghi e la musicalità di O ' sole mio , trova il suo palcoscenico in val di sole" . Ringrazio di cuore lo staff e il Prof. Bellavita nel redigere con il cuore e lo spirito questa pubblicazione custodita nella biblioteca comunale del comune .
foto di Adriano La Femina.

foto di Adriano La Femina.

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Attività recenti
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